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Si vis pacem, para bellum (in latino : «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina di autore ignoto ma presente in molti autori in varianti poco differenti. Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace è quello di essere armati e in grado di difendersi, può anche significare, in maniera più sottile, che un espediente per tenere unito e concorde un popolo , e quindi poterlo meglio governare, è di creare un nemico all'esterno o al suo stesso interno (vedi divide et impera ). [1]

L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone . [2] La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum , letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell' Epitoma rei militaris di Vegezio , opera composta alla fine del IV secolo .

Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote ( Epaminonda , 5) con la locuzione Paritur pax bello , vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est tratta dalla Settima filippica , che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio .

Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina di autore ignoto ma presente in molti autori in varianti poco ...